Danilo Arona, classe 1950, nato ad Alessandria,
giornalista e direttore della rivista mensile "La guida della notte", vademecum
piemontese dedicato agli usi e ai costumi del tempo libero notturno tra Alessandria a
Milano.
Al suo attivo: un incalcolabile numero di articoli disseminati fra i giornali locali e non
e riviste varie, saggi sul cinema fantastico, romanzi e racconti.
Ha partecipato per tre anni consecutivi sotto pseudonimo al Premio Letterario per racconti
fantastici "Città di Montepulciano", classificandosi sempre tra il 1° e il 2°
posto, dimostrando così che le "metà oscure" sono i migliori compagni di
viaggio per gli scrittori che vogliono avventurarsi per le oscure vie della paura e
dell'inconscio.
Collabora alla rivista "Carmilla" diretta da Valerio Evangelisti, e fa parte
della redazione della rivista telematica "It", fondata e diretta da Andrea G.
Colombo.
E' membro, con Marco Tropea e Laura Grimaldi, del Comitato Scientifico di
"Chiaroscuro - Tutti i colori del libro" famosa manifestazione multimediale che
si tiene annualmente durante il mese di giugno in Asti, organizzata dall'Associazione
Culturale "Alberto Tedeschi" e dalla Biblioteca Astense.
2007 - Anime Nere, Mondadori
2007 - Borsalino, Robin Edizioni
2007 - Dagida, Libreria Editrice
2006 - Black magic woman, Frilli
2006 - Cronache di Bassavilla, Dario Flaccovio
2005 - Jack di Paglia, Libreria Editrice
2005 - Le nuove leggende metropolitane, Avverbi Edizioni
2005 - "Lolio del morto" in Fantasmi, Cooperativa Studi
2004 - La Stazione del Dio del Suono, Larcher Editore
2004 - Le tre bocche del Drago, Larcher Editore
2004 - Palo Mayombe, Dario Flaccovio
2003 - L'esorcista, il cinema, il mito, Edizioni Falsopiano
2003 - Duri a morire, Dario Flaccovio
2003 - L'ombra del Dio Alato, Tropea Editore
2003 - Il villaggio dei dannati, Urania
2002 - Rock, Solid Books
2002 - La mano sinistra del Diavolo, Mondadori
2002 - Un brivido sulla schiena del Drago, Editrice Impressioni Grafiche
2001 - Impatto sul pubblico di generi contaminati
2001 - Lepidotteromania, PuntoZero
2001 - Rock Babilonia, Tropea Editore
2000 - Aqua Mala, medical thriller pubblicato a puntate sul mensile Salve
2000 - La stanza dei vetri rotti, PuntoZero
2000 - Il vento urla Mary
1999 - Voli notturni, Addictions
1999 - Il buio oltre la siepe, Falsopiano
1998 - Possessione mediatica, Tropea Editore
1997 - Vien di notte l'uomo nero, Falsopiano
1997 - Nuova guida al fantacinema, PuntoZero
1996 - Guida al cinema horror, Ripostes
1995 - Satana ti vuole, Corbaccio Euroclub
1994 - Tutte storie, Costa & Nolan
1986 - La penombra del gufo, Amnesia
1984 - La musica di Sam Hain, Gammalibri
1978 - Guida Al Fantacinema, Gammalibri
[S] Scheletri. com fondamentalmente è una comunità web di aspiranti
scrittori, tutti sono curiosi di sapere in che modo è riuscito a sfondare nel mondo
editoriale.
[DA] Avete una percezione che mi lusinga ma che devo ridimensionare. Non sono tra
quelli che hanno "sfondato". Sfondare significa, anche, vendere decine di
migliaia di copie delle proprie opere e a me, in genere, non capita. Vengo considerato,
per definizione di mercato, un autore di nicchia, in ogni caso interessante per un editore
perché, grazie a uno zoccolo duro di miei consimili che acquistano la mia produzione,
faccio rientrare dalle spese sostenute e spesso ci si guadagna. Poi, per una questione
puramente anagrafica, conosco parecchia gente dell'ambiente. Ma, da qui a
"sfondare", ce ne passa. Comunque sono un battitore libero, non ho agenti,
scrivo e propongo. E soltanto negli ultimi anni ho ricevuto "commissioni" ben
precise: ad esempio, Melissa Parker e l'incendio perfetto che esce in questi
giorni per Dino Audino è un libro "commissionato", perché Dino si è
innamorato della storia di Melissa, il fantasma della strada. Ma non esistono ricette,
trucchi o segreti. Bisogna partorire una bella idea, possibilmente "nuova" (con
tutto il relativismo del termine) e scriverci una storia avvincente, di quelle che non
molli a partire già dalla quarta di copertina.
[S] Si considera uno scrittore di horror o di thriller?
[DA] Non ho alcun complesso d'inferiorità se mi si definisce, come quasi sempre succede,
uno scrittore horror. Ma la mia è una narrativa borderline, il cui focus è la paura in ogni sua accezione. Ondeggio fra i generi, qualche volta con
consapevolezza, altre volte lasciandomi andare e non badando ai recinti del
"mercato". Per questo non ho necessità, né voglia, di definirmi.
[S] Qual è il suo concetto di narrativa horror?
[DA] Una sensazione costante e intollerabile di minaccia, inspiegabile e sovrumana,
invisibile e incomprensibile, che infetta il vivere quotidiano. Se possibile, in un
contesto reale e contemporaneo. Climax e anticlimax, quel che intravedi e che non riesci
mai a vedere. Tutto sommato, me ne rendo conto, è ancora e sempre il concetto del
perturbante di Freud aggiornato al millennio.
[S] In che modo progetta le sue storie?
[DA] In due modi, antitetici l'uno all'altro e non condivisivibili. La jam session, dove
inizio a scrivere partendo da una flebile idea e accumulo materiali già strutturati come
capitoli. Oppure la pre-archiviazione di dati, concetti e/o situazioni, che vanno a
formare un mega-file che mi dovrebbe funzionare da magazzino. Ma si deve accendere, sempre,
la classica "lampadina", l'Idea (con la I maiuscola)... e questa, spesso, mi
arriva dalla cronaca.
[S] Molti suoi lettori si chiedono se le vicende narrate nei suoi libri siano
solamente fiction letterarie o qualcosa di più reale e occulto.
[DA] I miei libri rigurgitano di "verità", occulte o meno. Il Palo Mayombe non
è una mia invenzione e, per paradosso, non lo è neppure il fantasma di Melissa. Sui
legami esoterici tra le "Chiese" sataniche mondiali esistono edifici di carta,
tra inchieste ufficiali e non... ma penso anche che, nel mio caso, l'autore fornisca nella
sua opera indizi ben precisi su quel che è vero e quel che non lo è. E poi un sano
dubbio che permane dopo l'ultima pagina fa bene al lettore. La chiamerei una "sana
inquietudine".
[S] Quanto i suoi studi hanno influito nella sua carriera di scrittore?
[DA] Non me lo sono mai chiesto, a essere sincero. Sono laureato in filosofia a indirizzo
psicologico/psicanalitico. Probabilmente viene anche da lì la voglia di andare a scavare
nei tortuosi e complicati meandri della psiche e dello spirito.
[S] All'inizio della sua carriera di scrittore ha mai ambito a diventare
famoso?
[DA] Spero di essere creduto. Non mi frega assolutamente nulla di diventare famoso.
[S] Ha mai pensato: "la vita dello scrittore non fa per me"?
[DA] Non l'ho mai pensato perché non faccio lo scrittore di professione. Per me è
decisamente una frase senza senso.
[S] Com'è il suo carattere quando sta lavorando a un libro?
[DA] Sempre lo stesso. Presumo di essere un amabile burbero. Ma non sta a me il dirlo.
[S] Mentre scrive segue un rituale particolare? Allo stesso tavolo? Agli stessi
orari?
[DA] Scrivo a due tavoli (uno a casa e uno sul posto di lavoro - lavoro in proprio e non
rubo soldi ai contribuenti...), prediligendo le ore del mattino e del primo pomeriggio.
Lavorerei anche di notte, perché fra le tre e le cinque ti escono fuori delle cose strane
e anomale. Ma non posso perchè ho altro da fare. E, di tanto in tanto, bisognerebbe pure
dormire.
[S] Quali sono gli ingredienti giusti per un buon romanzo horror?
[DA] Mi state chiedendo un elenco di "topoi": creature, situazioni, locations,
tecniche?... Guarda, ho letto libri sinceramente "paurosi" dove gli elementi del
"genere" non soltanto scarseggiavano, ma proprio risultavano assenti. Il mostro
o lo sbudellamento "sleale", a mio parere, non sono fondamentali. Quel che conta
è la verosimiglianza dell'horror. Devi credere alle situazioni, anche a quelle
che sulla carta risultano indigeribili. Devi arrivare a pensare che quel che stai leggendo
potrebbe, da lì a due secondi, concretizzarsi lì fuori, a un metro dalla tua finestra.
Questo è l'ingrediente giusto.
[S] Cosa legge Danilo Arona nel tempo libero?
[DA] Di tutto. E non solo libri di "genere". Ogni tanto serve prendere una
boccata d'aria. Gli ultimi bei libri che ho letto sono di amici italiani: però, non
chiedermi dei nomi, altrimenti va a finire che me ne dimentico qualcuno... In ogni caso
scrittori che, nella loro totale diversità, stanno tutti fuori dagli stereotipi. Questo
per me è sostanziale. Ti svelo solo l'ultimo che ho letto, La nebbia dentro di
Sergio Pent. Straordinario. Non è un horror.
[S] Cosa ne pensa del mercato editoriale italiano per ciò che riguarda
l'horror e il fantastico?
[DA] Rispetto ad alcuni anni fa, si sta arricchendo. Ovvero, da una parziale
semiclandestinità e da una situazione di uscite sporadiche spesso "disinserite"
da precisi contesti di riferimento, oggi abbiamo grandi case editrici che non disdegnano
affatto di proporre autori e autrici di casa nostra. Vedi Piemme con la Palazzolo, Rizzoli
con Flavio Santi o Marsilio con Gardumi. Poi una casa editrice che pensa e lavora in
grande come la Gargoyle e che sta aprendo con la dovuta prudenza agli italiani. Infine il
grande e importantissimo lavoro dell'underground, dove ci stanno i protagonisti di domani.
Quell'underground vitalissimo e interessante che si esprime attraverso la rete e del quale
fate parte. Purtroppo in Italia si legge sempre di meno e questo è un problema generale
che investe le "categorie" più deboli. E questo, vale, tanto per i generi che
per gli addetti ai lavori. L'uscita di scena di un editore coraggioso e intelligente come
Fabio Larcher, oltre che una sconfitta per tutti, è anche conseguenza di questa
situazione ai limiti dell'alfabetizzazione.
[S] C'è qualche autore italiano che apprezza particolarmente?
[DA] Se ti riferisci all'horror propriamente detto, senza compromissioni con generi di
confine, apprezzo di sicuro il mio amico Nerozzi perchè è un "gorigno" e
verace romagnolo che riesce a popolare l'Italia di demoni e risultare credibile. Il
"Baldo" Baldini con le sue incursioni nel gotico rurale, le sue nebbie e le sue
urla dal grano. I deliziosi racconti di fantasmi di Mino Milani, un autore della
"bassa" pavese da riscoprire obbligatoriamente. Il fantastico "fra le
pieghe" di Defilippi. Poi c'è Claudia Salvatori che, quando scrive horror, è
devastante. Così come Giacomo Cacciatore. Ma ce ne sono un sacco d'altri...
[S] Cosa ne pensa di antologie come "Incubi" di Baldini Castoldi
Dalai e "Anime Nere"?
[DA] Avrei dovuto partecipare a Incubi. Sono stato invitato, ma qualcuno ha
giudicato il mio racconto troppo "eccentrico", dicendomi che l'horror è un
genere tradizionale, "alla Poe". Che bisognava starci dentro e non occorreva
andare a cercare novità in odor di sperimentalismo. Non ho nulla da ridire: i datori di
lavoro hanno sempre ragione. Per me l'horror è esattamente il contrario, ovvero
sperimentalismo, e se posso citare l'amico Gianfranco Manfredi, che è uno che ne capisce:
"l'horror deve per sua natura sconfinare perché non è un genere, ma un
contro-genere, persino contro se stesso... è la rivolta contro le regole, tutte le
regole." Quando qualcuno chiede un racconto a me, non deve aspettarsi cose
"convenzionali". Data la premessa, mi permetterai di non esprimere un giudizio
su Incubi: è ovvio che qualsiasi cosa dica, la si potrebbe giudicare come
conseguenza della mia esclusione. Affermo solo - mi sento legittimato in quanto critico -
che la formazione degli scrittori, pur altisonante, non è rappresentativa di quanto hanno
scritto in copertina sotto il titolo ("il nuovo horror italiano"). Diverso mi
sembra il giudizio per Anime nere che non è un'antologia horror perché non
vuole esserla: il progetto di Altieri era quello di un lavoro corale sulla crudeltà nella
storia e, sotto questo profilo, l'obiettivo è stato raggiunto. Ci sono parecchi racconti
che tirano pugni sleali sotto la cintura, ma che ti fanno ragionare. Ed è comunque
un'antologia trans-generi, proprio per questo di assoluto interesse anche sotto il profilo
dello sperimentalismo.
[S] Qual è il futuro dell'horror italiano? Siamo destinati a leggere solo
autori americani o stranieri?
[DA] Bisogna che tutti quanti cominciamo a ragionarci un po' su... Perché qualsiasi
sconosciuto americano o fiammingo, a parità di valore o di originalità di proposta,
vende tre volte tanto un italiano? Già, purtroppo capita ancora, anche se pare la
sindrome del film western all'italiana, laddove Sergio Leone si chiamava Bob Robertson...
Quelli erano gli anni Sessanta, ma ancora oggi il grande pubblico degli horrorofili -
passatemi il termine - fa spesso mancare il suo apporto "di rappresentanza"
quantitativa quando escono dei lavori italiani. Così che abbiamo un grande scrittore come
il Nero che si dichiara soddisfatto delle sue duemila-tremila copie di venduto, pur
riconoscendo che non si tratta di grandi cifre. Siamo al paradosso che un horror italiano
va bene quando vende 1500 copie. Ma uno come Laymon, con gli stessi numeri, è uscito dal
mercato italiano, come ben saprete. Morale: il pubblico dell'horror in libreria dovrebbe
crescere numericamente e dare un po' più di credito alla narrativa autoctona... Come ci
si possa arrivare, è una patata più che bollente che lascio a qualcun altro.
[S] Non si sente penalizzato nell'essere uno scrittore "horror" in
Italia?
[DA] No. Ma vale il discorso di prima. Quello della narrativa borderline, per capirci.
[S] Frequenta forum, chat o altri tipi di community internet?
[DA] No, me ne manca il tempo. Già ne ho poco per scrivere e ancor meno per leggere. Devo
lavorare, vedere un film al giorno (se ci riesco) e fare tutto il resto. Ho una vita piena
e complicata, che peraltro mi soddisfa.
[S] Nei suoi libri la musica assume spesso un ruolo da protagonista. Quale
genere ama ascoltare?
[DA] In questo momento amo ascoltare rock jazz, funky, fusion... da quelle parti
lì. Però sento un po' di tutto... Tutto, tranne il liscio, naturalmente. Se qualcuno di
voi ha letto Rock, sa bene perché... il liscio è l'autentica musica del Male!