Soggiunta sera, scivola senza sosta sulle strade silenziose. Sceglie sempre
signorine seducenti sussurrando sommessamente: «Salve, splendida sirena,
sono Sir Soth: seguitemi senza strepiti, sarebbe stupido scappare».
Spesso sembrano scioccate, sovente sono spaurite; se strillano, scatta
subito, sovrastandole senza scampo. Scortandole, sceglie strade secondarie,
sinché scorge spazi solitari, senza soldati, senza sentinelle.
«Sciocca sgualdrina!» sibila. «Soddisferai Sir Soth, signore scuro, squalo
senza squame!».
«Sterno succoso, sensuale... sembra saporito!» soggiunge sbavando, sognante.
Sente sete, sete suprema. Spogliatala, sorride sguaiatamente. Sciabole
spietate scintillano sullo squarcio sogghignante, stalattiti schiumanti
saliva si stampano sulla sventurata, sconvolta, succhiando senza sosta
sangue squisito.
«Scoppiate stelle! Sorgi, sole scuro! Sommergimi, sostanza scarlatta!»
Strappa, squarcia, sbrana, suggendo sangue sinché, sazio, siede sul selciato
sussultando, straordinariamente soddisfatto. Selene, sorniona, sembra
sorridergli.
Senza salutare scappa seguendo sentieri sicuri, saltando sulle soffitte,
sorvolando Saint-Sulpice, sinché scorge sagome sinistre, solitarie,
stagliarsi sotto stelle splendenti. Steli sepolcrali, sacrileghe. Stanco,
scende sottoterra.
«Spalancati, sarcofago,» sospira. Sbadigliando, si stende sulla solida
superficie, sonnecchiando subito soddisfatto.
Soth, sinistro signore, sciacallo sopravvissuto sette secoli, sottometterà
sempre sciocche scimmie senza senno.
Siete senza speranza, state sicuri.
Gabriele Nannetti è un "Jack-of-all-trades", cioè uno al quale piace fare tante cose: e le fa tutte male. Studente di Informatica, programmatore di videogiochi, insegnante di ripetizione, scrittore di racconti, poesie e giochi di ruolo, ascoltatore di musica e suonatore di corde vocali, occasionale disegnatore e traduttore, ma soprattutto pignuolo di professione (si fa per dire, i suoi servizi di pedanteria li dispensa gratuitamente). A proposito, se trovate un errore in ciò che scrive, l'errore è nel vostro occhio, tanto per chiarire.