Le manette
d’acciaio si chiusero con uno scatto. Il ragazzo sorrise a vedere come il corpo della
sua vittima dondolava appeso al soffitto. Poi disse:
- C’è chi è mostro fuori, orribile di faccia o deforme nel fisico. Per quanto mi
riguarda non traspare niente di quello che sono. Io, sono mostro dentro. Come sei bella...
Guardami negli occhi!
La ragazza voltò la testa per ubbidire. Vide il ragazzo che le era piaciuto poche ore
prima in un bar e vide i suoi occhi. Erano di ghiaccio e sul fondo non c’era vita. Se
l’avesse capito prima ora non si sarebbe trovata in uno scantinato attaccata per i
polsi ai tubi dell’acqua.
- Chi sei? - chiese la ragazza.
- Non di questa terra - disse lui. Prese un coltello portandolo a un millimetro dalla
pupilla della ragazza. La lama brillò sotto la luce.
- Ti cavo un occhio solo, così puoi ancora vedere che altro ti faccio - disse. Rimase con
la mano immobile come se stesse gustando l’attimo prima di spingere la punta fino in
fondo.
- Io ti conosco - disse la ragazza con un filo di voce.
Lui sorrise. Nessuno lo conosceva, sulla terra.
- Tu sei Waris, il dèmone - disse lei.
La mano ebbe un tremito e allontanò il coltello dall’occhio. Nessuno, da centinaia
di anni, aveva più pronunciato il suo nome.
In quel momento una delle manette d’acciaio si spezzò e lei liberò un braccio.
- Mi trovi bella? Guardami negli occhi! - disse.
Pozzi oscuri di dolore e morte.
- Nemyth? - disse il dèmone.
- Fa sempre piacere essere riconosciuti da un servo - disse lei. - Perché non traspare
niente di quello che sono dal mio aspetto fisico.
Serrò le dita come una morsa di ghiaccio alla gola di Waris e prima di essere ingoiato
per sempre nell’oscurità il dèmone ebbe il tempo di dire:
- Perdono. Regina.