Squit
squit
squit
Strano rumore, penso, avvicinandomi al cadavere di mia moglie.
Squit
squit
squit
Davvero strano!
Sono chino su di lei e lo sento come se fosse dentro le mie orecchie, scavato, insidioso e
penetrante. Rimbomba come un martello pneumatico. Va intensificandosi, sempre più da
quando mi sono chinato sul corpo. Qualcosa preme, sì, sembra che stia cercando di uscire
da qualcos'altro. L'idea che vi sia una presenza indefinita all'interno del corpo mi fa
prendere pallore al viso. Non posso lasciarmi sopraffare dalla paura. Non adesso. Credo
che sia per via del fatto che ho commesso un delitto contro natura. Sono già abbastanza
preoccupato per tutto il sangue che mi circonda. Dovrò pulire e ancora pulire a fondo. So
benissimo che quelli della polizia scientifica hanno dei maledettissimi marchingegni che
rilevano la presenza di liquidi anche dopo anni e di lavate su lavate non serve a niente.
Loro possono risalire al fottuto preciso momento in cui tu l'hai fatto. Sorrido. Fottuto
da un legame di sangue. Ah, ah. Erutto una fragorosa risata che mi disarciona dalla mia
posa statica e precipito gambe all'aria. Rimango così per qualche secondo, fissando il
soffitto liscio e dalle ombrature untuose della cella. Poi mi rimetto in ginocchio senza
grandi sforzi, nonostante mi pervada per un istante l'idea balzana, che possa rimanere
lungo disteso per terra in eterno. Sono colto da una seconda fitta lancinante d'ilarità.
Sono alquanto nervoso, nonostante stia cercando di convincermi che è tutto follemente ok.
Mi riapproprio della posa eretta e psicostatica. Rimango inerte e la mia ombra è al di
sopra del cadavere, con le ginocchia poggiate al freddo pavimento d'acciaio della cella
frigo. Sono inzaccherato di sangue e stringo ancora nella mano destra il pugnale con il
quale ho fatto scempio inaudito del corpo esile di Clara. Ho inferto decine di fendenti e
fino a che non ne sono stato appagato, non ho smesso di martoriarla. Ad un certo punto mi
sono stoppato, quando oramai avevo il braccio destro lordo di sangue e gli schizzi sono
arrivati sino alla montatura degli occhiali.
Avrei continuato forse, se non fosse stato per quel rumore. Strano ed insolito.
Squit, squit, Squit!
Lei non ha opposto resistenza tranne che portarsi le braccia in avanti per coprirsi il
volto. Dopo i primi colpi però, era già in terra. Non è mai stata un carattere forte.
Credo che sia morta subito. Avrei preferito che avesse continuato a vivere abbastanza da
avvertire ogni volta per tutte le volte l'urto pesante dell'acciaio che dilania, trafigge
e viola la carne tenera e flaccida. Ho desiderato ardentemente che in quegli attimi i suoi
occhi precipitassero nei miei e potessero scrutare la follia che mi stava avvincendo.
Perché? Ma deve esserci per forza? Me lo sono sempre chiesto. Adesso sto cercando una
risposta adeguata. Non penso che ci sia.
Che cosa buffa; già. Cerchi qualcosa e poi non la trovi.
Ma adesso quello strano ed inusuale suono che proviene da chissà dove!
Mi sta assordando. E' dentro di me come un innesto. Un tarlo dentro il mio stomaco che
risale oltre ogni scomparto del mio organismo fino a penetrarmi nel cervello e a
martellare come un ossesso.
Squit, squit e ancora squit. Ridicolo forse, ma pressante e vagamente orribile.
Non posso che attendere che termini. Ha come paralizzato ogni mio arto quel singulto. Non
riesco a comprendere da dove provenga. Sembra che sia interno al corpo immobile di Clara,
ma cerco di scartare questa possibilità. Eppure non ci sono altre possibilità a meno che
non sia totalmente uscito di senno e a breve, mi dico, comincerò a sentire qualche
vocina.
Squittt...
All'improvviso cessa ed io riesco a mettermi in piedi con la testa. Rimango immobile con
gli occhi fissi sul sangue che continua a sgorgare dalle mille ferite che sferzano in
lungo e in largo lo stomaco, le braccia, il volto accigliato del cadavere.
Indietreggio e roteo il capo fino a che non lo sento scrocchiare. Mi guardo intorno ed il
mio sguardo si ferma sul bancone alla sinistra della porta d'ingresso della cella frigo.
Il piano azzurro dove mia moglie era solita appoggiare la carne che andava messa via, era
libero. Penso che sarebbe andato bene per effettuare l'operazione.
Squit.
Mi volto circospetto. Adesso il rumore mi è decisamente giunto da fuori. Un topo? E' la
mia domanda. Quel suono adesso lo associo ad un verso. Il verso di un animale. Già può
essere il verso di un topo. Ma certo. Come ho fatto a non pensarci prima! Un animale.
Squit, squit, squit!
Non resisto. Non ci riesco. Non ho alcuna intenzione di impazzire. Voglio uscire dalla
cella frigo indietreggiando un passo alla volta e richiudere la porta spessa e rigida.
<<Basta, adesso!>> urlo e getto il coltello in terra.
Il rumore scompare come un missile balistico oltre l'orizzonte fatto di fango e misture di
sangue, frammenti cerebrali e tentacoli pseudoscarlatti.
Ciò che rimane, invece, non è altro che un vagito postmolecolare che disarciona pustole
di normalità e sottili filamenti di reale, infame, iridescente vacuità materiale.
Avanti! Prendila di peso e mettila sul bancone! Stupido idiota che non sei altro. Devi
farlo ORA! È la voce di padre. Ha sempre avuto un debole per me.
Il corpo di Clara è ancora lungo disteso sul pavimento ma adesso, qualcosa si muove al
suo interno, e le mie idiosincrasie, le masturbazioni mentali che mi sto autoprovocando
sono la fottuta realtà. Avverto rotture e crepe che si propagano nella carne
congestionata che non raggiungerà alcuno stadio rigor mortis prima di eiaculare il morbo
della vita che si ribella alla morte.
Non posso prendere decisioni di tale levatura. Non mi è possibile effettuare operazioni
non consentite. Una forza superiore ci governa.
Il mio sguardo vacilla come un'ipotenusa troncata di netto da una costante ipersonno che
devasta le incongruenze.
Hai ucciso! Cosa?
Sangue.
Morte?
<<Che cosa è
>> dico mentre le mie gambe hanno deciso arbitrariamente di
muovere il bacino e sospingere il corpo tutto verso la pozza d'ombre e sangue che
contornano il cadavere martoriato della donna che continuo ad amare e che ho ucciso per
gioco.
Tutto accade stolidamente, quando le realtà confinanti con l'oblio fragile che ci
accompagna lungo i sentieri franchi, s'inoltrano oltre i dirupi del destino. Tutto accade
come una proiezione imperfetta dei nostri incubi migliori.
Mi sono chinato come un adepto del demonio sui resti di un simulacro arido di umanità.
Sono protratto verso lidi artificiali dove gli orizzonti sono ataviche rimembranze di
reincarnazioni interminabili.
E adesso accade.
L'addome di Clara si squarcia come un'esplosione atomica. La sua carne si disgrega ed il
riverbero mi imbratta come un'eruzione secolare. Sono madido di interiora putride e vasi
sanguigni e strati di organi vitali.
Mentre il sospiro della follia rientra a giro, la cosa è visibile. Niente più rumori
solo visioni. Quando le immagini distorcono la confusione che tramandano. Ecco la cosa di
carne che viene dalle viscere della nostra.
<<Grugg, squit
>>
I miei occhi sono praterie devastate da bombardamenti chimici e guerre tribali di civiltà
cannibali.
L'inespressione dei tessuti connettivi e le forme geometriche del mio volto lercio di
morte sono l'essenza speculare dell'insostenibilità della diversità tra reale ed
irreale.
<<Cosa
>> sussurro.
<<Visquitt
>>
<<Vitasquit>>
La dissimulazione mnemonica e la paradossalità del nulla immateriale che ricerchiamo.
Cosa mai i miei occhi mentali vedono?
<<Vita sono la vita>> è un suono mortale e penetrante.
E' un fagotto di carne intriso tra intrugli di viscere coagulati a sangue ed altro che non
so. Una forma molto più piccola di qualsiasi cosa si possa pensare essa sia, ma al
contempo molto più grande di ciò che si possa pensare all'opposto.
Due occhi microscopici densi e neri come il buco più scuro che si possa immaginare. Se si
può. Il nero è la tonalità più scura della catena ciclica dei grigi.
Rigido e condensato, resto inerte con i palmi delle mani ambedue rivolti al cielo che ci
sovrasta oltre le nubi cumuliformi e i sentieri di stelle che s'inoltrano tra le galassia
alla deriva della disintegrazione.
<<L'involucro è perso, è ora di andare.>> dice la cosa.
Rigido e condensato, resto inerte con i palmi delle mani ambedue rivolte al cielo che ci
sovrasta oltre le nubi cumuliformi e i sentieri di stelle che s'inoltrano tra le galassia
alla deriva della disintegrazione.
Sono immobile come la struttura del creato primordiale.
Sto pensando che ho soltanto ucciso una donna che credevo tutto potesse risolversi con la
fuga oltre barriere di coscienza pensavo che il corpo fosse umano penso almeno che io lo
sia o che chiunque altro pensavo immagino che tutti siano sempre stati uguali ho ucciso
per un raptus non spiego perché la cosa non sia reale il governo dovrebbe essere
informato che ci sono queste cose lo sanno penso immediatamente quella cosa è un agente
della CIA io sono prigioniero ho ucciso mia moglie perché il sangue la lama ha perforato
mi piaceva il profilo di un killer seriale è semplice da delineare il sangue tanto sangue
il cadavere occhi vitrei ombre diafane riflesse morte la cosa sta parlando ma non riesco a
sentire questa voce che continua a farmi pensare a voce alta nella mia testa
Prendo coscienza per qualche istante che prosegue per l'eternità ho aperto la bocca
quella cosa è sporca di sangue come una spugna e ci sono strati di carne di Clara peli
vasi ancora pulsanti e una cicatrice che si è riaperta sgorga sangue
Non posso oppormi. La cosa sta entrando.
CONTINUA